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EL TODARO

VENEZIA

RIGONI DI ASIAGO, la famosa azienda veneta leader nella produzione biologica del miele e delle confetture di qualità, da sempre attenta ai valori legati alla tradizione e alla cultura, ha annunciato e presentato la conclusione dei lavori di restauro della statua di San Teodoro, il Todaro (l’originale) in Palazzo Ducale a Venezia. Rigoni di Asiago ha già colto nel passato l’opportunità di prendersi cura dell’inimitabile patrimonio di bellezza rappresentato dai beni culturali italiani, quando nel 2015 ha sostenuto il restauro dell’Atrio dei Gesuiti, nel Palazzo di Brera a Milano. E ad oggi il restauro del Tòdaro, recuperata al suo antico splendore, a poco meno di un anno dall’avvio dei lavori di restauro ecco l’originale dell’opera che sormonta una delle colonne di Piazzetta San Marco, da tempo custodita a Palazzo Ducale. Un altro straordinario recupero reso possibile grazie alla collaborazione pubblico–privato tra Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia, Fondaco e Rigoni di Asiago. Viene restituito alla Città di Venezia la Statua di San Teodoro – “Il Todaro” – primo Patrono di Venezia IV secolo d.C. - XIV secolo. La statua raffigurante San Teodoro d’Amansea, il “Todaro”, santo tra i più venerati tra i soldati martiri d’Oriente, patrono di Venezia prima dell’avvento di San Marco ed emblema di sintesi e dialogo tra le culture e le civiltà. Si trovava originariamente sulla sommità della colonna occidentale della Piazzetta San Marco, accanto alla colonna con il leone di San Marco. La figura è formata da un pastiche di pezzi di epoca e provenienza diverse: la testa faceva parte probabilmente di una statua colossale raffigurante Costantino, il busto apparteneva ad una statua loricata di

un imperatore romano, forse Adriano; le altre parti del corpo e il drago ai suoi piedi, simile ad un coccodrillo, furono aggiunti all’inizio del Trecento. Interessante la diversità dei materiali utilizzati: lo scudo in pietra d’Istria; gambe, braccia e drago in marmo proconnesio (dall’isola di Proconneso nel Mar di Marmara tra il Mar Egeo ed il Mar Nero) la corazza forse in lunense (marmo di Carrara che prende ilnome dal porto di Luni) o pentelico (cava del Monte Pentelico a pochi chilometri da Atene usata anche per il Partenone); la testa in marmo bianco proveniente da Docimium presso Afyon in Turchia occidentale. Il drago richiama l’iconografia di San Giorgio, il cui culto, per tradizione, è legato alla protezione dagli impaludamenti e alla salubrità dell’aria. Raffigurato nell'atto di uccidere un drago, è dunque uno dei simboli dell’area marciana e di tutta Venezia, svettante assieme alla colonna con il leone Marciano verso il molo e il bacino di San Marco. L’originale di questa statua, unica per forza emblematica e fattezze, è esposto da oltre un lustro sotto il portico del cortiletto dei Senatori all’ingresso di Palazzo Ducale dopo che, nel 1940, venne rimosso dalla colonna (dove dal 1948 è stata posizionato una copia in pietra d’Istria), per proteggerlo da eventuali danni bellici e ricoverato nell’abbazia di Praglia, presso Padova. L’opera è stata oggetto di un delicato intervento di restauro durato 11 mesi, realizzatosi grazie alla collaborazione avviata ormai da alcuni anni tra Comune di Venezia, Fondazione Musei Civici di Venezia e Fondaco (al settimo progetto per Palazzo Ducale) e alla sensibilità della Rigoni di Asiago che ha finanziato l’intervento. Durante i lavori una webcam appositamente installata nel

cantiere ha permesso di seguire in diretta tutte le sue fasi tramite la piattaforma Skyline Webcams. Eseguito dalla ditta Lares, che ha curato anche le indagini preliminari non invasive indispensabili per la stesura del progetto e la messa a punto delle tecniche per la futura fase operativa, l’intervento ha permesso di avviare nuovi studi, ricerche, analisi e approfondimenti, che sono stati effettuati dai funzionari e tecnici della Soprintendenza alle Belle Arti e Paesaggio per Venezia e Laguna e della Fondazione Muve, i quali hanno lavorato insieme ai restauratori per decidere le metodologie da applicare durante i lavori. L’intervento si è quindi delineato in una serie di complesse azioni che hanno incluso il consolidamento, la pulitura, la stuccatura, la ricostruzione e la protezione dei vari elementi lapidei e bronzei che compongono questa statua ibrida estremamente delicata e fragile, nata dall’assemblaggio di parti diverse (la testa il busto, le armi ecc.) per provenienze, materiali ed epoche. Un’opera plurisecolare la cui bellezza e unicità sono rappresentate dell’‘assemblaggio’ di pietre differenti provenienti da quell’Oriente bizantino con cui Venezia è stata nei secoli in rapporto.

 
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